La denuncia del Papa a Lampedusa: "Questa società non sa più piangere"

Questa mattina Papa Francesco è approdato al molo Favaloro dell'isola siciliana di Lampedusa, a bordo di una motovedetta della Guardia costiera. Appena sbarcato, Francesco ha stretto le mani di tutti gli immigrati che lo hanno accolto cantando una canzone dedicata a Maria. "Preghiamo anche per quelli che oggi non sono qui", ha detto Francesco ai giovani stranieri. Un immigrato, salutando il Pontefice, ha detto in lingua araba: "Siamo fuggiti dal nostro paese per motivi politici ed economici". Ai giornalisti presenti sul molo di Lampedusa, Bergoglio ha risposto: "Sono qui per pregare". Guarda Le immagini dell'arrivo del Papa a Lampedusa
10 AGO 20
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Questa mattina Papa Francesco è approdato al molo Favaloro dell'isola siciliana di Lampedusa, a bordo di una motovedetta della Guardia costiera. Appena sbarcato, il Papa ha stretto le mani di tutti gli immigrati che lo hanno accolto cantando una canzone dedicata a Maria. "Preghiamo anche per quelli che oggi non sono qui", ha detto Francesco ai giovani stranieri. Un immigrato, salutando il Pontefice, ha detto in lingua araba: "Siamo fuggiti dal nostro paese per motivi politici ed economici. Per arrivare in questo luogo tranquillo abbiamo sfidato vari ostacoli, siamo stati rapiti dai trafficanti". Ai giornalisti presenti sul molo di Lampedusa, Bergoglio ha risposto: "Sono qui per pregare". Poco prima, giunto a pochi metri di distanza da Lampedusa, alla Porta d'Europa, aveva lanciato in mare una corona di crisantemi bianchi e gialli, in un gesto di omaggio alla memoria degli oltre 20.000 immigrati morti nei naufragi mentre cercavano di raggiungere la Sicilia.Prima di lanciare i fiori in mare, Francesco si era raccolto in preghiera per qualche istante. Il Papa aveva raggiunto l'isola a bordo di una motovedetta della Guardia costiera, seguita da decine di barche da pesca e da diporto dei lampedusani. La motovedetta su cui ha navigato il Papa è la CP282, una delle unità che sono quotidianamente impegnate nel soccorso dei migranti. Papa Francesco si era imbarcato a Cala Pisana e aveva preso posto nella plancia della motovedetta. Con lui l'aricivescovo di Agrigento, monsignor Montenegro.
Dopo lo sbarco il Papa è salito su una campagnola scoperta per dirigersi al campo sportivo di Lampedusa dove sta celebrando la messa davanti a quindicimila persone. Ad accoglierlo, un'enorme esultanza della folla composta a isolani, immigrati e autorità. La messa è stata celebrata da un altare ricavato da una barca.
LA MESSA - "Preghiamo per gli immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza". Con queste parole Papa Francesco ha iniziato la sua omelia nel campo sportivo di Lampedusa. "Ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta". Papa Francesco ha spiegato così la sua visita a Lampedusa. "Voi siete una piccola realtà, ma offrite un esempio di solidarietà!", ha detto il Papa esprimento tutta la sua gratitudine ai cittadini di Lampedusa. "Vorrei dire – ha aggiunto – una parola di sincera gratitudine e di incoraggiamento a voi, abitanti di Lampedusa e Linosa, alle associazioni, ai volontari e alle forze di sicurezza, che avete mostrato e mostrate attenzione a persone nel loro viaggio verso qualcosa di migliore".
Francesco ha poi aggiunto a braccio alla sua omelia: "Ciò che e' accaduto non si ripeta, per favore". E ancora: "Un pensiero lo rivolgo ai cari immigrati musulmani che stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l'augurio di abbondanti frutti spirituali". "La Chiesa – ha assicurato – vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie". POi, ricordando ancora una volta il sacrificio di 20 mila migranti che sono morti nel Mediterraneo mentre fuggivano alla fame e alla guerra per cercare un futuro dignitoso, il Pontefice ha domandato ammonendo: "Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c'entro, saranno altri, non certo io". "Ma Dio – ha ricordato il Papa – chiede a ciascuno di noi: 'Dov'è il sangue di tuo fratello che grida fino a me?'". "Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po'
di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, accoglienza, solidarietà! E le loro voci salgono fino a Dio!".
"Prima di arrivare qui – ha ricordato Bergoglio – sono passati nelle mani dei trafficanti, quelli che sfruttano la povertà degli altri, la povertà per loro è fonte di guadagno, quanto hanno sofferto e alcuni non sono riusciti a arrivare. "Tanti di noi – ha scandito Francesco – e mi includo anch'io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito". Poi la preghiera: "Signore in questa Liturgia, che è una Liturgia di penitenza chiediamo perdono per l'indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo perdono per chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all'anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi".
L'omelia di Francesco a Lampedusa è stata scandita dagli interrogativi della Bibbia: "Adamo dove sei?", "Caino, dov'è tuo fratello?". "Sono le due domande che Dio pone all'inizio della storia dell'umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi", ha spiegato Francesco. "Nel Vangelo – ha continuato – abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande lamento: 'Rachele piange i suoi figli perché non sono più'". Francesco ha voluto sottolineare in proposito che "Erode ha seminato morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone". "E questo – ha denunciato – continua a ripetersi".
Papa Francesco ha poi concluso la messa con un ringraziamento speciale al parroco dell'isola don Stefano Nastasi: ''Sulla nave mi ha raccontato quello che hanno fatto lui e il viceparroco per i migranti, per questo li ringrazio''. Anche i lampedusani hanno applaudito a lungo al loro parroco che nei mesi scorsi aveva invitato il Santo Padre a Lampedusa. Poi l'appello del Papa: "Tutto il mondo abbia il coraggio di accogliere coloro che cercano una vita migliore. Lampedusa è un faro, sia d'esempio a tutti", ha concluso Bergoglio.